UN’AMICIZIA-Silvia Avallone

Un'amicizia Silvia Avallone

Il nuovo romanzo di Silvia Avallone mi ha regalato grandi emozioni grazie a una storia appassionante e intensa.

UN’AMICIZIA racconta le vicende di Elisa e Beatrice, due ragazze apparentemente molto diverse, che stringono un legame d’amicizia profondo: “Potevamo farci bene e male, ci eravamo consegnate le chiavi per affondare l’una nelle fragilità dell’altra”.

La trama è molto coinvolgente, riserva sorprese e uno splendido finale. Devo confessare di essere stata più volte vicina alle lacrime, l’autrice tocca argomenti nei quali è semplice immedesimarsi. I personaggi sono rappresentati a tutto tondo; mi è piaciuta la cura dei dettagli, l’attenzione alle dinamiche psicologiche. Ciascun protagonista del romanzo è raccontato attraverso le pieghe delle sue insicurezze, fragilità e comportamenti talvolta inappropriati.

La storia inizia con Elisa trentatreenne che raccoglie i vecchi diari dell’adolescenza dal nascondiglio in cui li ha sepolti e decide di affrontare finalmente il passato. Nonostante siano passati tredici anni, il ricordo della fine traumatica dell’amicizia con Beatrice le fa ancora male: “Prima che la conoscessero in tutto il pianeta, Beatrice era una ragazza normale. Era mia amica”.

Ripercorre a ritroso il trasferimento con la madre e il fratello da Biella, presso il paese del padre che vedrà per la prima volta, e il suo sentirsi “Straniera”, inadeguata e invisibile. Riporta l’incontro con Beatrice: diverse, ma uguali, entrambe con il senso del peso sulle spalle di una colpa segreta, che però vedono tutti: “Non sapevamo quasi niente l’una dell’altra, io non conoscevo il suo dolore e lei non conosceva il mio, ma qualcosa dovevamo aver intuito perchè le sue dita scivolarono nelle mie, le accarezzarono, io accarezzai le sue”.

Elisa descrive il suo rapporto di luce e ombra con Beatrice, mettendosi a fuoco, senza favole.

Lungo le pagine Elisa cerca di indagare, capire le motivazioni dietro il tradimento così profondo di Beatrice, ma non trova nulla perchè, questa è la sua convinzione, Beatrice non esiste davvero, nascosta dietro alle sue menzogne. “Beatrice sapeva, che sotto la cultura c’è la natura, e la natura è pulsione, sopraffazione, compiacimento del dolore altrui. E’ vincere e vaffanculo.”

L’autrice scava a fondo le dinamiche della relazione amicale delle due protagoniste, fino a farla sanguinare e far mergere le motivazioni oscure di certi comportamenti: solo se verranno a patti con se stesse, riusciranno a instaurare su nuove solide basi la loro relazione.

Una storia moderna sul potere immenso delle immagini, sul rapporto complicato tra genitori e figli, sulle aspirazioni deluse, il senso di rifiuto e il non sentirsi accettati. Intenso e commovente, consigliatissimo!

 

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Editore: Rizzoli
Collana: Rizzoli narrativa
Anno edizione:2020
In commercio dal:10 novembre 2020
Pagine:464 p., Rilegato

fiore

 

Credo moltissimo nell’amicizia, poche persone sono in grado di coltivarla veramente. Allego una piccola parte tratta dal “De Amicitia” di Cicerone, credo sarà fonte di grande ispirazione per chi la vorrà cogliere.

“Io posso soltanto esortarvi ad anteporre l’amicizia a ogni altro valore umano, perché niente è tanto conveniente alla natura dell’uomo, niente così opportuno nella buona o nella cattiva sorte. Innanzi tutto la mia opinione è questa: l’amicizia può sussistere solo tra persone virtuose…

Uomini che si comportano, che vivono dimostrando lealtà, integrità morale, senso di equità, generosità, senza nutrire passioni sfrenate, dissolutezza, temerarietà, ma possedendo invece una grande coerenza, sono reputati virtuosi. Allora diamo loro anche il nome di virtuosi, perché seguono, nei limiti delle possibilità umane, la migliore guida per vivere bene, la natura. Mi sembra chiaro, infatti, che siamo nati perché si instauri tra tutti gli uomini un vincolo sociale, tanto più stretto quanto più si è vicini. Così agli stranieri preferiamo i concittadini, agli estranei i parenti. L’amicizia tra parenti, infatti, deriva dalla natura, ma difetta di sufficiente stabilità. Ecco perché l’amicizia è superiore alla parentela: dalla parentela può venir meno l’affetto, dall’amicizia no. Senza l’affetto, l’amicizia perde il suo nome, alla parentela rimane. Tutta la forza dell’amicizia emerge soprattutto dal fatto che, a partire dall’infinita società del genere umano, messa insieme dalla stessa natura, il legame si fa così stretto e così chiuso che tutto l’affetto si concentra tra due o poche persone. L’amicizia non è altro che un’intesa sul divino e sull’umano congiunta a un profondo affetto. Eccetto la saggezza, forse è questo il dono più grande degli dèi all’uomo. C’è chi preferisce la ricchezza, chi la salute, chi il potere, chi ancora le cariche pubbliche, molti anche il piacere. Ma se i piaceri sono degni delle bestie, gli altri beni sono caduchi e incerti perché dipendono non tanto dalla nostra volontà quanto dai capricci della sorte. C’è poi chi ripone il bene supremo nella virtù: cosa meravigliosa, non c’è dubbio, ma è proprio la virtù a generare e a preservare l’amicizia e senza virtù l’amicizia è assolutamente impossibile. Diamo allora alla virtù il significato che ha nella vita quotidiana e nel parlar comune, senza misurarla, come fanno alcuni filosofi, dalla sonorità delle parole. E annoveriamo tra i virtuosi chi è considerato tale, i Paoli, i Catoni, i Galo, gli Scipioni, i Filo, di cui la vita di tutti i giorni si accontenta. E mettiamo da parte le utopie. Quando gli uomini sono tali, l’amicizia presenta vantaggi così grandi che a mala pena posso dirli…”

 

Un'amicizia

 

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