ROSSO CANDIDO di Pietro Esposto

Sono rimasta al di fuori delle inutili polemiche dei giorni scorsi sul “chi fa cosa” nel mondo bookstagram, le trovo sterili e come al solito si trasformano in una valvola di sfogo per disagi, malumori e un senso di frustrazione generale che nulla ha a che fare con i libri. Scrivere sulla pagina instagram e sul blog vuol dire per me provare a trasmettere un po’ di passione per la lettura e credo che questo sia uno dei doni più belli che si possano fare.

Oggi vi parlo di Rosso Candido di Pietro Esposto, pubblicato da Bonfirraro Editore, che ringrazio per la copia. Si tratta di un romanzo ambientato nel 1978 in un paesino della Sicilia interna. Il protagonista assoluto è il maresciallo del carabinieri Nino Petralia, “siculo di montagna sciarriato con il mare”. La storia si svolge nel periodo di febbraio in una parte della Sicilia di mezza montagna: la fredda Acquamara che ammalia e conquista, e si srotola attorno al ritrovamento in alcune chiese di alcuni oggetti a sfondo erotico.

Ragazzate, scherzi di cattivo gusto, oppure un avvertimento? Questo si chiede dubbioso il maresciallo Petralia.

La trama diverte grazie all’insalata di chiacchiere di paese spruzzate di fantasia che di bocca in bocca si colorano e arricchiscono di ulteriore creatività e Acquamara presto si accende di accuse reciproce con contorno di fraintendimenti vari.

“I muri di Acquamara possedevano precise caratteristiche di assorbimento acustico, variabile in funzione della sostanza sonora alla quale ponevano più o meno resistenza. Si comportavano da veri muri, ovvero sordi, quando per esempio l’oggetto della chiacchiera riguardava questioni di onorata società, oppure quando la cosa coinvolgeva persone di livello appartenenti a una qualche riconosciuta cricca o cerchia o associazione per la difesa di generici o particolari interessi… altrimenti i muri di Acquamara, più che assorbire amplificavano e addirittura dicevano pure la loro.” 

Appassionante e soprattutto divertente l’indagine di Petralia: ho seguito con interesse tutti i suoi dubbi, le congetture su un numero misterioso e la ricerca di una ragazza scomparsa nel nulla.

Mi è piaciuta l’ambientazione di gusto retrò che emerge dirompente dalle pagine attraverso alcuni dettagli, per esempio la trasmissione Portobello, l’utilizzo delle vecchie care lire e le edicole che in quel periodo andavano tantissimo. Un noir di buona fattura che rende il contesto ancora più vivido anche grazie all’utilizzo di un linguaggio con frequenti incursioni nel dialetto siciliano. Bello il finale.